Le schermaglie tra forze di sicurezza iraniane e manifestanti antigovernativi hanno portato il bilancio delle vittime a oltre 2.500, secondo stime di gruppi per i diritti umani e fonti internazionali, rendendo questa ondata di proteste una delle più sanguinose degli ultimi decenni.
Le manifestazioni, iniziate alla fine del dicembre scorso per motivi economici e sociali, si sono rapidamente trasformate in un movimento di opposizione più vasto contro il governo teocratico. Le autorità hanno imposto blackout di internet e limitazioni alle comunicazioni nel tentativo di contenere la diffusione delle informazioni.
Secondo il rapporto di monitoraggio internazionale, le proteste includono cittadini di tutte le fasce d’età ed etnie, con migliaia di persone arrestate e centinaia di ferite. Le stime delle morti variano, ma le organizzazioni di osservatori affermano che il conteggio potrebbe essere significativamente più alto a causa delle difficoltà di comunicazione e della censura dei media.
La comunità internazionale ha lanciato ripetuti appelli per il rispetto dei diritti umani, mentre alcuni Paesi occidentali hanno imposto o minacciano ulteriori sanzioni. All’interno del paese, le autorità giustificano le azioni come necessarie per ripristinare ordine e stabilità nazionale.
Nonostante il blackout, immagini e testimonianze provenienti dall’interno mostrano scene di proteste diffuse e scontri nelle principali città come Tehran, Shiraz e Isfahan, con interventi delle forze di sicurezza. La situazione resta in evoluzione mentre l’Iran affronta una delle sue crisi interne più profonde dagli anni successivi alla Rivoluzione del 1979.
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