In Iran la situazione interna resta altamente volatile, con le autorità statali che continuano una ferrea repressione delle proteste antigovernative di massa esplose nelle ultime settimane. Le manifestazioni, nate per motivi socio‑economici, si sono trasformate in un più ampio movimento di opposizione al regime clericale, causando numerosi feriti e arresti.
Le forze di sicurezza hanno intensificato i controlli in molte aree urbane dopo segnali di ripresa dei cortei nonostante le restrizioni alle comunicazioni e le limitazioni dell’accesso a internet. Testimonianze locali riferiscono di checkpoint e presenza di agenti in borghese in diverse strade principali di Tehran e altre città, con arresti di attivisti e simpatizzanti del movimento.
La comunità internazionale, inclusi paesi europei e Stati Uniti, ha reiterato l’appello al rispetto dei diritti umani, mentre l’Alto rappresentante dell’UE ha sollecitato maggiore tutela per manifestanti pacifici e condannato l’utilizzo eccessivo della forza. Nel frattempo la stampa locale segnala rotture nelle reti di comunicazione e blackout intermittenti.
Le autorità governative sostengono che le misure adottate siano necessarie per ripristinare “ordine e stabilità”, definendo alcune proteste come “tentativi illegali di sovvertire l’ordine costituzionale”. Tuttavia, organi di controllo dei diritti umani considerano tali giustificazioni come una copertura per violazioni sistematiche delle libertà civili.
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